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   l'editoriale di silvano moroni


Un nuovo viaggio in Tibet

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A Nord, dall’altopiano del Tibet settentrionale, si possono ammirare laghi e vette con nevi eterne. Situata a 3.950 metri di altitudine, Gyantze è la cittadina del Tibet più genuinamente tibetana, grazie ad uno scarso insediamento cinese. Storicamente al centro di importanti strade carovaniere e dominata da un imponente forte che gli inglesi consideravano tra le roccaforti più difficili da espugnare in Asia centrale. I principali punti di interesse sono il Monastero Palkhor Chode, vera cittadina che un tempo ospitava mille monaci, e il Kummbun che è annesso al monastero e va visitato percorrendo in meditazione i vari piani in senso orario proseguendo verso la cima sovrastata dagli occhi del buddha. Seconda città del Tibet, Xigatze, ha subito una forte influenza cinese, chiaramente visibile dallo stile dei fabbricati.
È la sede del Panchen Lama, la seconda autorità religiosa e civile del Tibet teocratico, abate del Monastero di Tashilumpo, rinomato centro del lamaismo dove l’attività ferve tutto il giorno. Interessante la visita della cappella del Buddha del Futuro, con la più alta statua buddista di bronzo del mondo, delle cucine, dei numerosi cortili dove si svolgono talvolta funzioni religiose e dibattiti filosofici. Rinchiuso nella sua fortezza sull'Himalaya, il Tibet ha sempre esercitato uno straordinario fascino sull'immaginazione dell'Occidente: 'Shangri-La', 'la Terra delle Nevi', 'il Tetto del Mondo'... il Tibet era ed in parte è ancora misterioso come pochi altri luoghi lo sono.

L'importanza strategica del Tibet, che si trova sull'Himalaya fra la Cina e il subcontinente indiano, l'ha reso una meta irresistibile per la Cina, che l'ha invaso nel 1950. Ma per i tibetani la vita non è mai stata facile. Le condizioni ambientali del Tibet sono piuttosto aspre e gli insediamenti umani sono sempre stati precari. Ciò nonostante, la deliberata repressione culturale imposta dagli occupanti cinesi a partire dal 1950 è la 'calamità' peggiore che gli abitanti della 'Terra delle Nevi' abbiano mai dovuto sopportare. Dopo l'annessione del regno buddhista da parte della Cina, il Tibet fu virtualmente chiuso ai turisti e solo nel 1984 fu riaperto al turismo internazionale. Nel 1987, in seguito a una sollevazione di tibetani avvenuta a Lhasa, il paese fu chiuso a tutti tranne che ai gruppi turistici organizzati; fu riaperto nel 1992 e ancora oggi sono necessari permessi particolari per entrarvi.