leggi l'editoriale
di silvano moroni
Un nuovo viaggio in Tibet
Esistono ancora, al mondo, luoghi che
emanano un'atmosfera magica: il Tibet è uno di questi. Sicuramente
la lettura dei racconti dei primi esploratori occidentali stimolò in
passato in me il desiderio di visitare questa terra così lontana ed
ancora oggi quello stimolo mi riporta ricorrentemente fra le alte
vette del paese delle nevi.
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Da sempre il
Tibet è considerato uno dei paesi più misteriosi e inaccessibili del
mondo. L’espressione con cui veniva definito, "land of snow",
identifica esplicitamente la sua collocazione geografica e il suo
riferimento leggendario nell'immaginario collettivo. Questo luogo
remoto e mitico è oggi una destinazione accessibile che conserva la
seduzione dei leggendari racconti di viaggio. Il popolo tibetano ha
da sempre abitato la solitudine degli immensi spazi e l'unicità
degli ambienti himalayani colmi di mistiche presenze, e ha dato vita
ad una filosofia religiosa che affascina sempre più il mondo
occidentale. Viaggiare da Lhasa a Kathmandu è camminare sul tetto
del mondo, entrare in una dimensione storica che ci riporta a
ritroso negli anni in un itinerario attraverso l'Himalaya.
Questo
affascinante Paese è rimasto per secoli misterioso e intatto a causa
delle difficoltà a raggiungere la zona. Capitale della regione
autonoma del Tibet, Lhasa era un piccolo centro di soli 60.000
abitanti situato a circa 4.000 metri a ridosso di un gigantesco
altopiano ai piedi dell'Himalaya, la zona più elevata della Terra.
Definita “la terra degli Dei”, Lhasa era un recinto sacro, dentro il
quale scorreva e scorre giorno e notte la corrente dei fedeli. Il
monastero più antico della città è il Jokhang, la cattedrale del
buddismo tibetano, epicentro della vita sociale e spirituale della
città e del Paese. Una vera meraviglia architettonica a nord-ovest
della città, è il Potala, residenza, palazzo, fortezza e monastero
del Dalai Lama. CONTINUA >>
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LE
VIE DELLA CROCE:
Il simbolo della vita attraverso i secoli
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Dall’Egitto
arcaico all’India sanscrita, al Golgota cristiano, mai
simbolo ebbe più Sacralità e devozione imperitura.
I secoli e le vicende storiche portarono a modifiche,
mai sostanziali, della rappresentazione della Croce.
Santi, Re, Cavalieri e semplici Pellegrini videro nel
simbolo cristiano della Resurrezione l’emblema
quotidiano di riferimento adattando alcune volte
l’iconografia della croce stessa al sentire personale
della Fede.
Quante furono queste interpretazioni che, ricordiamolo
non si discostarono mai troppo dal modello vero e
universalmente riconosciuto?
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